risposta a Carlino segue (sono in vacanza)
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16/10/2008
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LA CINA E’ VICINA.
Era uno slogan degli anni ’70, ideato dall’estrema sinistra, oggi si direbbe antagonista, ma allora non si trattava di piccole frange di nostalgici. Fatto sta che trovo molti spunti nella Rete perché la crescita di questo paese è veramente impressionante anche nel campo delle nuove tecnologie. Eccovi un po’ di cifre: Il numero degli utenti Internet della Repubblica Popolare Cinese continua a crescere con una velocità senza precedenti. Con un aumento annuale del 18%, che corrisponde a circa 17 milioni di nuovi abbonamenti, il mercato online cinese si avvale di circa 150 milioni di utenti. Un primato nella storia della Rete. Di questi 150 milioni, una buona metà (stime cinesi, dunque da verificare...) ha accesso ad una connessione ad alta velocità. Qui l’incremento annuo arriverebbe addirittura al 50%. Se la crescita infrastrutturale, economica e sociale della Cina dovesse quindi procedere di questo passo, il Dragone cinese potrebbe ribaltare completamente gli equilibri dell’Internet, sorpassando l'intera popolazione online dell'Occidente che è democratico e anglofilo. E questo – dicono gli esperti - potrebbe avvenire nel giro di appena un decennio. Ma ecco un’ipotesi positiva: l'avanzata dell’Internet nel grande paese dell’Estremo Oriente diventa sempre più difficile da controllare per il Governo. Perché l'assenza sistematica di libertà d'informazione, tipica del regime cinese, è notoriamente poco conciliabile con la struttura profonda della Rete. Per quanto tempo ancora le tecnologie di ultima generazione (che sono occidentali, ahimé) utilizzate dalle forze dell'ordine cinesi riusciranno a tenere a bada fermenti democratici e comunicazioni interpersonali? Nonostante la forte censura online applicata dalle istituzioni, è possibile che un tale boom telematico possa presto diventare un vaso di Pandora che potrebbe provocare sconquassi nell'ordine sociale imposto dal regime. Ed ecco un’ipotesi negativa: il digitale divide, c’è una grande differenza tra zone urbane e zone rurali. La penetrazione dell’Internet e dell’informatica rimane un fenomeno esclusivo dei grandi agglomerati urbani. Solo il 2,6% degli utenti nazionali infatti appartiene alle regioni rurali, povere e molto arretrate. La possibilità di connettersi ad Internet diventa così una importante linea di demarcazione tra ricchi e poveri, oltre ad essere una chiave d'analisi per capire la progressiva frattura che sta spaccando in due il paese. Il costo medio di un abbonamento, si legge nei dati ufficiali rilasciati dal governo, è pari a circa 10 euro mensili. Che è una cifra molto elevata per chi vive al di fuori delle metropoli costiere, e comunque una cifra considerevole se paragonata ai salari medi di un operaio. Ad ogni modo, il Dragone cinese continua a sputare fuoco e mira alla progressiva informatizzazione di circa un miliardo e mezzo di individui. La sola eventualità di una futura egemonia tecnologica cinese, dettata innanzitutto dalle sbalorditive cifre in ballo, è già oggi un terremoto per molti paesi. Anche perché nel settore produttivo legato alle nuove tecnologie la Cina ha già superato gli Stati Uniti. Nel 2004 il "gigante giallo" ha esportato beni hi-tech per un valore di 180 miliardi di dollari, ben di più dei 149 miliardi delle esportazioni degli Stati Uniti. E Pechino vuole anche spostare l'asse dell'innovazione IT nel continente asiatico, sfruttando una ritrovata intesa con l'India, vera e propria potenza del software. Un’evoluzione da seguire con attenzione.
19/09/2008
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CHE PALLE QUESTO SPAMMING! (sono lungo, ma sempre troppo poco...)
Lo spamming è l'attività di produzione di spam. Cercando su un vocabolario (tipo “il nuovo Ragazzini”) la parola "spam", la si trova con il significato di "carne di maiale in scatola" (è una contrazione di spiced ham). Tutta’altra cosa dalla spam che ci perseguita? Secondo molti, il significato “digitale”, quello che ci interessa, deriva da una scenetta di una serie televisiva del "Monty Python's Flying Circus". Nella gag un uomo e sua moglie entrano in un ristorante e si siedono vicino una tavolata di buontemponi, i quali portano come copricapo i caratteristici elmi cornuti dei vichinghi. Quando la cameriera arriva a prendere le ordinazioni, i vichinghi iniziano a cantare: "Spam, spam, spam...!" così fragorosamente che i due clienti non riescono neppure a capire quali pietanze siano nel menù, dato che la voce della cameriera è continuamente disturbata dalla parola spam. Dunque l'idea che ha portato alla scelta del termine è quella di un disturbo di livello e continuità tali da ostacolare la possibilità di comunicare. Un’idea terribilmente profetica (la scenetta è dei primi anni '70). Oggi più del 50 per cento dei messaggi che riceviamo sono degli spam. Non ci si capisce più niente e – anche utilizzando dei filtri efficaci – rischiamo di perderci qualche mail, più importante del menu della coppia di cui sopra. I messaggi spam, tipicamente pubblicitari, vengono anche chiamati UCE (Unsolicited Commercial E-mail) e oltre che romperci le scatole procurano notevoli danni economici alla società. Inoltre, a differenza di quanto avviene con la posta tradizionale, la spedizione e la consegna di un e-mail hanno un costo che non è sostenuto dal mittente, ma dal ricevente . Colui che effettua spam (definito spammer) nell'arco di qualche ora può facilmente raggiungere milioni di destinatari e i costi complessivi associati alla distribuzione del suo messaggio possono essere molto elevati. Si è calcolato che la distribuzione di un tipico spam può avere un costo di svariati milioni di euro. Vi sembra troppo? Considerate queste componenti: · il tempo perduto dai destinatari per scaricare, verificare e cancellare il messaggio (ad esempio, cinque secondi moltiplicato per un milione di destinatari corrisponde a 1400 ore di lavoro); · i costi di banda sostenuti da provider e utenti (collegamento via telefono) per il trasporto del messaggio. (ad esempio, 10kB moltiplicato per un milione corrisponde a 10GB di dati); · i danni, sia quelli diretti sui sistemi che quelli indiretti dovuti ai malfunzionamenti, causati dalle congestioni indotte dallo spam; · i danni di immagine per i provider, che subiscono il cosiddetto "spoofing", una tecnica con la quale lo spammer si appoggia ad un indirizzo terzo che non gli appartiene (oppure che non esiste), per mascherare la reale provenienza del messaggio e deviare le eventuali risposte di protesta al possessore di questo indirizzo terzo. Dunque i costi dello spam non sono sostenuti dallo spammer, ma dagli utenti che lo ricevono, e dai provider, che vedono aumentare i loro costi di gestione (banda e tempo-uomo), e che prima o poi aumenteranno il canone (e dunque pagheremo ancora noi...). Uno studio della Commissione Europea di qualche anno fa (quando il fenomeno era meno diffuso...) stimava il costo globale dello spam in 10 miliardi di Euro all’anno, circa il dieci per cento del costo globale dell’internet. E potrei continuare con le cifre, ma voglio riferire qui alcuni consigli che si possono trovare nella rete: Non rispondere mai allo spam. Neanche per chiedere di essere cancellati. Rispondendo si conferma che quell'email è attiva. Non dare informazioni sul proprio conto in banca a degli sconosciuti. Può sembrare ovvio, ma ogni anno migliaia di persone ci cascano. Dare l'indirizzo email con attenzione. Una volta che appare in una pagina web, alcuni software che analizzano i siti automaticamente sono in grado di acquisirlo. Creare un indirizzo email da usare solo per le newsletter o per accedere ai siti che lo richiedono. Può essere utile, anche se quasi tutte le aziende più serie rispettano la privacy e la sicurezza dei loro utenti. Attaccare lo spam alla fonte. Per esempio segnalando lo spam al proprio provider oppure su uno dei seguenti siti: http://spam.abuse.net/spam - http://www.euro.cauce.org - http://www.nic.it. Infine vorrei ricordare che spalmare (è un eufemismo) spam nella posta di noi sfortunati internauti va contro la netiquette, il codice di autoregolamentazione di internet. Vedi http://www.euroconsumatori.org/: Nel momento in cui un provider vi fornisce l'accesso all’internet, voi sottoscrivete un contratto nel quale vi impegnate a rispettare la netiquette. La stessa cosa viene richiesta alle aziende che registrano un dominio dalle autorità competenti. Per i domini italiani (www.nomedelladitta.it) è competente la Naming Authority (www.nic.it). Firmando il modulo di richiesta di un dominio .it un esercente si obbliga a rispettare la netiquette. Perciò chi dà il via ad una campagna di pubblicità tramite e-mail, viola la netiquette ed il contratto firmato con il suo provider o la Naming Autorithy, e questi possono (dovrebbero) cancellare il dominio o l'indirizzo e-mail in questione. Vi segnalo un libretto, efficace anche perché spiritoso, che parla di queste cose: di Thomas Mandel e Gerard van der Leun: Galateo per internet; sottotitolo: come navigare con cortesia e correttezza nella Rete; editore: Bompiani (chissà se si trova ancora in libreria... è del 1998)
18/09/2008
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DATTI UNA MOSSA MASOTTI, CHE IL VENTO FA IL SUO GIRO
Eh beh... Stasera, anzi vedo ormai che era ieri sera, ho cenato con una comunità (non fa lo stesso effetto di community, vero?) di blogger. Tutti ragazzi con meno della metà dei miei anni che scrivono dei blog simpatici e/o impegnati postando praticamente tutti i giorni. Un bell’occhio pesto per me, come pensava il colonnello Cathcart (e chi non ha letto Comma 22 sappia che si è perso parecchio). Allora cosa scrivo, dopo un paio di mesi di pigra inefficenza? Sono incerto tra uno stimolante dibattito alla festa di varesenews.it, probabilmente il miglior quotidiano online, comunque il migliore tra quelli che conosco, e un film appena visto. Il dibattito titolava: “Pensa globale, mangia locale”. Peccato che siamo a Varese, dove l’agricoltura e l’allevamento sono praticamente spariti (in compenso in pochi anni ho visto decuplicarsi i rivenditori per il giardinaggio) e il “mangia locale” risulta un po’ difficoltoso Ma insomma gli intervenuti hanno dato un loro contributo volonteroso, forse su troppi argomenti e come capita spesso in questi casi non c’è stato spazio per approfondire. Chissà perché si devono sempre far dibattiti con un minimo di quattro relatori... Resta valido come slogan il titolo, che dice parecchio, direttamente o indirettamente. Preferisco segnalarvi uno dei film che ho preferito tra quelli che ho visto negli ultimi 7-8 anni: “Il vento fa il suo giro”. Regista Giorgio Diritti. Per me è uno sconosciuto, ma credo che nessuno si meraviglierà se aggiungo che il film è stato girato nel 2003 ed è uscito nelle sale (poche) solo nel 2007. Nel 2007 ha visto molti premi in festival cinematografici minori. Ma i premi non c’entrano. Qui si tratta di un lavoro che parla di “locale” e indirettamente di “globale”. Un ex-docente francese, che ha scelto di fare il capraio, ha bisogno di trovare una nuova collocazione lavorativa e cerca casa in una valle del cuneese (la provincia Granda) una valle occitana. Una valle come tante delle nostre Alpi, in via di spopolamento, che è diventata un luogo di vacanze per gli ex abitanti (ora in pianura) e per pochi vecchi inaciditi. Si trasferisce in un villaggio (Chersogno) con moglie, tre figli e le sue capre. All’inizio il suo arrivo è apprezzato, sia pure dopo lo svilupparsi di riflessioni contrastanti da parte degli autoctoni, poi, gradualmente, prevale il razzismo degli abitanti, ferocemente attaccati al loro pezzo di terra, quasi fosse “la roba” dei Malavoglia verghiani. Il cambiamento, all’inizio sperato, diventa per gli abitanti del villaggio una cosa inaccettabile e c’è un crescendo di atti di prepotenza che causeranno l’allontanamento del pastore e della sua famiglia, lasciando nello spettatore un senso di amarezza e di dubbio. Salvo una scena finale che fornisce qualche speranza con una scelta coraggiosa di un giovane - figlio di un agricoltore di pianura - la cui scoperta lascio ai futuri spettatori del film. La storia che Giorgio Diritti mette sullo schermo racconta una problematica che riguarda tutti, ed ha il merito di essere trattata senza ipocrisie e senza facili soluzioni. Ma io non so fare il critico. Voglio solo confessare che dopo tanti anni che non riuscivo a piangere (eh, l’età...) mi sono emozionato al punto di consumare un certo quantitativo di lacrime. A qualcuno la cosa potrà anche non dire niente, ma a me ha detto molto. Se qualcuno vuole provare una forte emozione sentimentale vi segnalo che a Varese il film è ancora visibile, ma solo domani (pardon, oggi, domenica 7 settembre 2008) al Cinema Nuovo di Varese, alle 18 e alle 21. Se no, speriamo che arrivi il DVD.
07/09/2008
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LO STRANO CASO DEL CANE UCCISO A MEZZANOTTE
“I numeri primi sono ciò che rimane una volta eliminati tutti gli schemi: penso che i numeri primi siano come la vita. Sono molto logici ma non si riesce mai a scoprirne le regole, anche se si passa tutto il tempo a pensarci su”. Basta questa citazione, io credo, a dimostrare che vala pena di leggere “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte”, di Mark Haddon, Einaudi editore. Si tratta di un romanzo (giallo? non direi, anche se parte come un’indagine alla Sherlock Holmes) del 2003. L’ho scoperto solo da pochi giorni, quale gentile regalo di mia moglie, e l’ho amato moltissimo. Per certi versi, pur se completamente diverso, mi ricorda il giovane Holden. E come Holden o Comma 22 o Pinocchio o pochi altri libri lo rileggerò più volte. Voglio dire che le non molte pagine (circa 240) che si leggono d’un fiato, si prestano a riflessioni sulla vita e sulla società che possono essere, meglio: diventare, molto profonde. E il protagonista, che parla in prima persona, ti coinvolge dal primo momento, perché è mentalmente handicappato (soffre della sindrome di Asperger, una forma di autismo) e ti costringe a riflettere su diversità e normalità portandoti probabilmente a ridisegnare i concetti di diversità e normalità. Ci si accorge che il mondo è pieno di cose ovvie che nessuno si preoccupa mai di osservare. Esempio. Quanti di noi andando a fare la pipì su un campo potrebbero ricavarne note come le seguenti? “1) c’erano 15 mucche nel campo, 15 bianche e nere e 4 bianche e marroni. 2) c’era un villaggio in lontananza. Si vedevano 31 case e una chiesa con un campanile a bae quadrata e senza guglia. 3) c’erano dei solchi nel campo, che stavano ad indicare che in epoca medievale quello era un cosiddetto “campo a solco: ogni abitante del villaggio aveva diritto ad un solco da coltivare. 4) c’era un vecchio sacchetto di plastica dell’Asda in una siepe e una lattina di coca Cola ammaccata con sopra una lumaca. 5) l’angolo a nord-est si trovava più in alto rispetto a quello a sud-ovest (... omissis)” Osservazioni fatte, assieme ad altre 35 che non staremo qui ad elencare, fatte da un disabile mentale, mentre un “normodotato” come presumo essere io, al massimo si sarebbe fermato a banalità del tipo: “sono in un prato erboso, ci sono delle mucche, il tempo è incerto ma prevalentemente soleggiato, c’è un villaggio in lontananza... e basta”. Fine della pipì. E fine della recensione... ovviamente incompleta e insufficiente... ma non ho ancora voglia di scrivere tanto. Vi fidate? Leggetelo. In edizione economica costa 10 euro e 50. Non moltissimo, direi. Mark Haddon: Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte. Einaudi.
22/08/2008
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SONO STANCO
Sono stanco. Ho poca voglia di scrivere. Credo di essere un po’ depresso e sfiduciato. Uno si batte, nell’ambito delle sue possibilità, per un mondo dove certi valori, libertà, giustizia, onestà, amore, corretta informazione, eccetera vengano valorizzati. Poi si incontrano persone che ti dicono: io apprezzo il tale (diciamo, chessò, il presidente del consiglio dei ministri) perchè sarà poco corretto, ma è furbo, intelligente e ha avuto successo. Bene: tientelo. Ma il peggio è che ti metti a militare in un partito che si presenta come nuovo (il PD, mettiamo) e poi ti ritrovi gli stessi dirigenti a dire le vecchie cose e soprattutto a fare le vecchie cose. Te li devi tenere? Cerchi di dare affetto e ti rendi disponibile senza fare troppi calcoli e pensi che in fondo qualcosa di ritorno dovrà pure arrivarti. Niente da fare. Sarà che oggi vedo solo nero (normalmente non sono così) ma mi prenderò un po’ di tempo per fare solo lavoretti manuali (orto e robe del genere). Facciamo gli esami di riparazione a settembre? Bah, ho il dubbio che questo modo di esprimersi sia piuttosto datato. Pazienza, ma avrei bisogno di un'altra vita. Sono in ritardo su tutto. Se almeno Dio esistesse...
29/07/2008
Ci sono sinora 1 commenti dei visitatori. Il commento più recente è stato inserito il 2008-09-09 da ratzinger.Leggi i commenti
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Ultimo commento inserito:
Io vorrei tornare sul mistero del 'Cane ucciso a mezzanotte' (per quanto qualcuno abbia asserito che erano le 23 e 58), perchè è lì la chiave d'interpretazione della figa del Vincenzo: secondo me è lui l'assassino, ora scopa perchè si sente braccato, altro che vacanze.
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Il deserto è arido, soffocante, la sabbia ti entra dappertutto, per arrivare all'oasi bisogna camminarew, camminare, camminare sotto al sole che ti perfora la crapa; ma tu sei tosto e ce la farai, coraggio!... Quando arriverai ti offrirò una gelato al limon. Buon viaggio, amico (ma non Aspertini)
Conte di Genova - 20/10/2008
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