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Vincenzo Masotti  

PER RICORDARE AI DISTRATTI

La fiera di Montherbora sta mantenendo le promesse (27 e 28 giugno). Partecipate! Qui molte informazioni.

25/06/2009

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NON DI TUTTO E DI PIU', MA DI MENO E DI MEGLIO

Con un gruppo di volontari e in particolare con la Pro Loco di Montegrino Valtravaglia, ridente (si dice così?) località a nord di Varese, organizziamo una festa di carattere agro-bio-solidale il 27 e 28 giugno (e anche prima). Pubblico qui il programma quasi definitivo che ho scritto proprio ieri.
"MONTHERBORA:
Non di tutto e di più, ma di meno e di meglio.
Una giornata di festa e di conoscenza a Montegrino Valtravaglia.
Per te visitatore curioso che ti fermi volentieri ad ascoltare.
Per te, consumatore, che vuoi alimentarti in modo corretto e salutare.
Per te, cittadino, che sei consapevole della necessità di un uso più ragionevole dell’energia e delle risorse naturali.
Per te, persona, che sei consapevole dell’importanza di una vita più sobria e più felice.
Ecco un occasione di incontro e di confronto: domenica 28 giugno 2009, in un clima di serena convivialità, al LAGHETTO DI MONTEGRINO.
In questi anni, grazie ad una crescente coscienza ecologica, ma anche a seguito della grande crisi economica, c’è più interesse per i principi di economia sostenibile, ambientale e solidale.
Si vuole consumare meno e meglio. Un numero sempre maggiore di aziende, associazioni e istituzioni intraprende un percorso di sostenibilità ambientale e sociale e un numero sempre maggiore di consumatori chiede e sceglie prodotti e servizi che siano di qualità, ma anche ricchi di valori.
Esistono vie alternative al consumismo sfrenato che non sono solo indicate dalle nuove tecnologie, ma anche da un recupero delle tradizioni e degli stili di vita dei nostri antenati. Montherbora ne darà dimostrazione. Ecco il programma:
FIOR di latte.
Cominciamo giovedì 4 giugno con una giornata di visite guidate per le scuole elementari (terza, quarta e quinta, circa 120 scolari) all’azienda agricola “La Perla”, all’azienda florovivaistica “Floricoltura Rabbiosi”, al “vecchio mulino” del Borgo di Riviera e all’azienda agrituristica “Cascina Volpe”. Obiettivo: avvicinare i giovanissimi al grande mondo dell’allevamento e dei prodotti della natura.
PANE E FORMAGGIO.
Continuiamo sabato 20 giugno con una visita guidata (è necessario iscriversi telefonando al numero 340 3604430 ad un’azienda dove si inforna il pane con criteri biologici e ad un’azienda di allevamento di capre dove si crea tra l’altro la formaggella del luinese.
Obiettivo: far apprezzare il paziente e industrioso lavoro che si nasconde dietro il pane e il formaggio, due cibi base della nostra civiltà.
FILM: E IL VENTO FA IL SUO GIRO
Sabato 27 giugno, ore 21 nel teatro Sociale di Montegrino verrà presentato il programma della giornata di Montherbora e verrà proiettato il film di Giorgio Diritti, pluripremiato in festival internazionali: E il vento fa il suo giro (e l’aura fa il suo vir ).
(trama: Chersogno è un paesino sulle Alpi Occitane italiane abitato ormai solo da persone anziane che sopravvivono grazie ad un po' di turismo estivo. Una ventata di novità arriva quando un ex professore francese vi si trasferisce con la famiglia alla ricerca di un modo di vita più vicino alla natura. L'uomo si trasforma in pastore e inizia un'attività casearia. I nuovi arrivati e la loro impresa risvegliano negli abitanti sentimenti contrastanti. L'integrazione è difficile e il rapporto con la “diversità” diventa il cardine della narrazione nella quale affiora la sensazione che, come dice uno dei personaggi: "le cose sono come il vento, prima o poi ritornano.")
e infine la giornata clou:
MONTHERBORA: domenica 28 giugno dalle 9.30 alle 19,00.
Con bancarelle del mercatino biologico e stand di associazioni e gruppi del volontariato.
programma principale:
ore 10,00: partenza delle passeggiate dei bambini con il CAI di Luino e prove di coraggio con la mountain bike.
ore 10,30: chiacchierata sull’energia: “fissione dell’atomo e fissione dei cervelli...”
ore 11,30: chiacchierata sulle “buone pratiche agricole”
ore 12,30: apertura gastronomia, fino alle 15,30 con uso esclusivo di piatti, bicchieri e stoviglie riciclabili o compostabili.
ore 14,30: chiacchierata sui contenuti del cibo industriale.
ore 15,00: giochi per bambini e adulti (tra l’altro: tiro con l’arco, la separazione dei rifiuti, il pronto soccorso, la caccia al tesoro)
ore 15,30: “dire fare abitare”, chiacchierata sulla bioedilizia.
ore 17,00: CONCERTO di chiusura. Musica popolare con il famoso musicista svizzero Pietro Bianchi (e con il chitarrista Giotto Columberg).

20/04/2009

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LA SCISSIONE DELL'ATOMO E LA SCISSIONE DEI CERVELLI

ho scritto quest'articolo per un numero speciale della rivista di cinema Cinequanon dedicato all'ambiente. Ci tengo che lo leggiate, pare che ne vada del nostro futuro...
Il film neozelandese "The Nuclear Comeback" di Justin Pemberton, che ha vinto il concorso documentari internazionali dell'edizione 2008 di Cinemambiente, racconta il ritorno prepotente dell'energia nucleare. I nostri giornali raccontano la stessa cosa, ma con risvolti comico-drammatici... Personalmente ritengo necessaria la ricerca in campo nucleare (fissione, fusione, uranio, torio, ecc.) ma sono decisamente contrario all’installazione di nuove centrali nucleari come quelle prospettate dal nostro governo e sono indignato per il modo col quale la maggior parte dei miei colleghi giornalisti hanno trattato l’argomento.
Vi propongo alcune tesi: a) Il nucleare non è in grado di risolvere la crisi energetica che si prospetta, in Italia e nel mondo.
Per il 2050 sarà necessaria una potenza tra i 28 e i 35 TW (TeraWatt: 35 TW = 35.000 miliardi di Watt), mentre quella attuale si aggira attorno ai 13 TW. Mancheranno dunque all’appello almeno 15 TW.
Bene, costruendo ottomila centrali a fissione da 1 GW l’una (GigaWatt: 1 GW = un miliardo di Watt), praticamente costruendone una ogni due giorni per i prossimi 40 anni, «si potrebbero ottenere 8 TW di energia». Lo dice Nathan Lewis (ma non solo lui) nel suo saggio “Chemical challenges in renewable energy”. Meno della metà dell’energia necessaria. Un paradosso con un risvolto grottesco: ai quei ritmi, almeno con le tecnologie attualmente in uso, l’uranio andrebbe esaurito nel giro di dieci anni, come si intuirà meglio nei punti che seguono.
b) Non è vero che le centrali nucleari contribuiscono a diminuire le emissioni di anidride carbonica (CO2).
Alcuni miei cari e (nella migliore delle ipotesi) malinformati colleghi dicono che con le centrali nucleari si abbasserà la produzione di CO2 praticamente a zero.
Ma non fanno i conti, che non sono così semplicistici. E’ vero che una centrale in funzione emette pochissima CO2, ma nessuno si preoccupa di calcolare quanta anidride carbonica viene emessa nel trattamento del minerale uranio, nella costruzione della centrale, nei viaggi di trasporto del materiale fissile, e tantomeno si parla dell’emissione di CO2 per la dismissione, il trasporto delle scorie e il loro immagazzinamento.
Nelle miniere esistenti occorre trattare l’uranio naturale che contiene vari isotopi (diciamo diversi tipi di materiale radioattivo, 235U, 238U, ecc.). Quello che conta è l’isotopo 235U (uranio con 235 elettroni) che è presente in quantità variabili, ma – salvo che per alcune miniere canadesi - insufficienti a formare le barre destinate alle centrali. Per arricchire l’uranio, cioé immettere la necessaria maggiore percentuale di 235U, occorre energia e produrre energia (spesso la cosa avviene in centrali a carbone...) vuol dire produrre CO2 sia in fase di raccolta del minerale, sia in fase di trattamento per trasformarlo in combustibile nucleare. Per il clima è irrilevante se la produzione di CO2 è fatta dalla coltivazione mineraria in Australia o sul luogo della produzione elettrica in Europa.
Le miniere più produttive sono già state quasi tutte sfruttate a pieno. Per rispondere alla domanda sempre crescente d’uranio si ricorre a qualità di minerale sempre più scadente che necessita di un consumo sempre maggiore d’energia elettrica prodotta da fonti fossili e dunque con maggiori emissioni di CO2.
c) I costi sono minori rispetto ad altre fonti di energia? Penso proprio di no. La materia prima uranio è limitata e destinata a finire. Nel senso che si arriverà ad un punto nel quale l’arricchimento dell’uranio costerà più energia (la cosiddetta “energia grigia”) di quella che sarà in grado di produrre. Il tempo in cui questo momento sarà raggiunto dipenderà principalmente dall’aumento del numero degli impianti nucleari. Questo limite dipende dalla qualità del minerale, dall’accesso ai siti e dalla catena di lavorazione; dipende cioè da puri fattori fisici e non può essere eliminato da decisioni politiche o con maggiori investimenti.
Secondo l’olandese Peter Diehl (2006) il limite sarà raggiunto, anche in caso di sviluppo molto moderato d’impianti nucleari, già nel 2030. Faccio notare che le centrali nucleari italiane entreranno in funzione (nella migliore delle ipotesi) nel 2025. Vogliamo esagerare in efficienza? Anticipiamo al 2021. Ma nel frattempo il prezzo del materiale sarà salito molto velocemente.
Le riserve attuali di uranio sono state calcolate in 4 milioni e mezzo di tonnellate e una centrale nucleare "media" da 1000 MW (Megawatt) necessita all'incirca di 30 t di uranio arricchito all'anno (che vuol dire tra le 150 e le 200 t di uranio naturale.
Dunque 4 centrali da 1 GW (1.000 MW) hanno bisogno per trent’anni (durata minima prevista) di 4 (centrali) per 150 t (minimo) per 30 (anni) = 18.000 tonnellate di uranio naturale. Dove le prendono Scajola e Berlusconi? E a che prezzo?
Attualmente si producono 61.000 tonnellate di uranio all’anno (commisurate al consumo). Fino al 2001 il prezzo dell’uranio era basso per vari motivi, specialmente per lo smantellamento delle testate nucleari sovietiche e si è arrivati a 7 dollari per libbra (3.178 dollari a tonnellata).
Nel 2007 il prezzo era già a 135 dollari per libbra (quasi 20 volte tanto). 61.290 dollari a tonnellata.
Allora il costo annuo per  4 centrali sarebbe 36.774.000 dollari al prezzo del 2007. Ma quale sarà il prezzo del 2021? Al ritmo attuale di crescita e approssimando per difetto io calcolo un minimo di un milardo e 400.000 dollari (350 milioni di dollari a centrale). Ogni anno!  E non parlerò dei problemi di salute, di acqua (tanta) di tecnologia e di economia (ai francesi fa molto comodo venderci le loro vecchie tecnologie) di armamenti e di pazzie alla “dottor Stranamore”.
Meglio guardarsi un qualche film sull’argomento che vada a buon fine, come “Sindrome cinese”. Bravo regista, James Bridges, noti attori, Jane Fonda, Jack Lemmon e Michael Douglas, tesi del film improbabile, ma tecnologia non molto diversa da quella utilizzata attualmente.

29/03/2009

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A PROPOSITO DI AUTOMOBILI E INQUINAMENTO

Ho ricevuto da un’amico, dopo il post precedente, questa mail:
Caro Vincenzo
grazie per le tue riflessioni. Avrei un quesito da sottoporti. Vorrei calcolare qual'è il contributo all'inquinamento diciamo di 100 (poi io farò le dovute proporzioni) veicoli che ogni giorno, per effetto di un provvedimento viabilistico assurdo, sono costretti ,nel centro cittadino a percorrere circa 500 metri in più, rispetto al normale tragitto che potrebbero fare se non dovessero seguire sensi unici obbligatori...
L'inquinamento dovrebbe essere espresso in termini di CO2, polveri, ecc...,eccc
Sapresti darmi un aiuto? E.M.
Caro Emilio, il tuo quesito è stimolante, ma non essendo un tecnico non sono in grado di darti risposte precise.
Allora ho fatto una ricerca “ottimistica”. Supponiamo di veder circolare soltanto dei veicoli “Euro 4” (l’Euro 5 diventerà operativo a partire dal settembre 2009). Euro 4 è entrato in vigore nel 2005. Sappiamo che molte auto non sono Euro 4, ma molte Euro 4 hanno delle emissioni inferiori ai limiti previsti, quindi c’è un certo bilanciamento approssimativo...
I limiti valgono per le automobili e per i veicoli industriali di peso inferiore alle 3,5 tonnellate e sono questi:
Le emissioni per le auto diesel devono essere inferiori a 0,25 g/km di NOx (ossidi di azoto) e a 0,025 g/km di polveri sottili (PM10). Nota: qui distinguo tra polveri sottili, polveri fini e polveri ultrafini, ma le definizioni sono controverse.
Per le auto a benzina i limiti sono posti a 0,08 g/km NOx (non vengono stabiliti limiti di emissione polveri per le vetture a benzina poiché la combustione di tale carburante ne produce in quantità minima).
Per i mezzi pesanti si va a 3,5 g/km di NOx e a 0,02 g/km di PM10.
A questo punto si può ipotizzare che 100 auto diesel producono nei cinquecento metri che tu ipotizzi, 12,5 grammi di NOx e 1,25 grammi di polveri sottili PM10 (purtroppo, che io sappia, non si parla nelle normative di PM2,5, polveri fini in grado di arrivare con la respirazione ai polmoni, e tanto meno di polveri ultrafini PM1, in grado di arrivare agli alveoli polmonari; le PM10 arrivano normalmente solo a naso e laringe).
Per 100 auto a benzina avremo una produzione di 4 grammi di NOx e una produzione non quantificabile di polveri sottili.
Infine 100 autocarri (di meno di 3,5 t) produrranno 175 grammi di NOx e 1 grammo di PM10.
E per quel che riguarda l’anidride carbonica (CO2)? Anche qui non saprei proprio come fornire un dato preciso, perché ogni veicolo ne produce in diverse quantità (diciamo che meno consuma, meno produce CO2). Però anche qui possiamo fare un calcolo approssimato, partendo dal dato che – oggi – le case produttrici di automobili sono obbligate a costruire auto che non producano più di 161 grammi di CO2 al km, mentre entro il 2012 le auto non potranno produrre più di 130 grammi al chilometro.
Facciamo una media di 150? (le dieci automobili che attualmente producono meno CO2 vanno da 104  a 121 grammi, dalla Toyota Prius alla Smart).
Allora 100 auto a benzina in 500 metri produrranno 7 chili e mezzo di anidride carbonica.
Per le auto diesel la produzione – si può ipotizzare – diminuisce di un 30-40 per cento. Quindi saremmo sui 4.5 chili di CO2.
Attenzione a non farsi impressionare da queste cifre: la CO2 non è un inquinante, ma contribuisce all’effetto serra. Trovo sul sito www.allaguida.it questi dati: sui quasi 800 miliardi di tonnellate di CO2 che le attività umane riversano nell’aria ogni anno, l’automobile ha responsabilità dell’ordine delle tre tonnellate e mezza. Su questo non è il caso di criminalizzare a sproposito le quattro ruote.
Diverso è il discorso sulle polveri sottili. La legge stabilisce che il valore giornaliero di picco massimo (50 microgrammi per metro cubo di Pm 10) non può essere superato per più di 35 giorni ogni anno. Altrimenti il massimo consentito deve rientrare in una media annuale di 28 microgrammi per metro-cubo. Qui il contributo del traffico veicolare è calcolato dagli esperti tra il 30 e il 40 per cento. Un apporto molto significativo all’inquinamento delle polveri. E sappiamo tutti che il picco massimo è superato per ben più di 35 giorni in molte città.
Naturalmente le emissioni inquinanti di un veicolo a motore sono ben più varie e numerose. Qui vorrei solo fare un cenno al “benzene”, sostanza certamente cancerogena della quale però non so citare dati quantitativi per le singole automobili. So solo che da uno studio USA del 1998 il contributo alle emissioni di benzene (che è sostanzialmente una sostanza aromatica con una funzione antidetonante, come il famigerato piombo delle vecchie benzine) degli autoveicoli è l’82 per cento del totale (altre fonti, industria, sigarette, ecc.). Ma attenzione! Quel che conta di più sono le sorgenti di “esposizione” al benzene e qui, secondo lo studio americano, il contributo dei veicoli si riduce al 18 per cento, mentre il contributo delle sigarette sale al 45 per cento (e io, ahimé, sono un fumatore...).
Un decreto del 2002 ha stabilito il valore limite per la protezione della salute umana in 5 µg/m3, (microgrammi per metro cubo) valore da raggiungere entro il primo gennaio 2010. Purtroppo non so quanto benzene viene disperso nell’atmosfera da un’auto. La cosa dipende anche dalla qualità della benzina e dai processi di produzione della medesima.
Il benzene rilasciato dai veicoli deriva dalla frazione di carburante incombusto, da reazioni di trasformazione di altri idrocarburi e, in parte, anche dall'evaporazione che si verifica durante la preparazione, distribuzione e stoccaggio delle benzine, ivi comprese le fasi di marcia e sosta prolungata dei veicoli. (da: www.arpat.toscana.it). Inoltre la dispersione del benzene in atmosfera è connessa a una serie di variabili di tipo meteorologico (variazioni stagionali e giornaliere), socio-economico (intensità e fluidità del traffico giornaliero e orario) e geografico (distribuzione degli assi stradali principali, morfologia del territorio, ecc.). Complicata la vita, vero? E non sono nemmeno sicurissimo dei miei dati. Se c'è qualcuno in grado di correggere o integrare...

27/01/2009

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IN AUTO DALLA TERRA ALLA LUNA E RITORNO (1)

Qual è l’effetto più grave della motorizzazione di massa? Vediamo: il consumo delle risorse energetiche? Il petrolio? In effetti c’è chi dice che si sia raggiunto il picco e che il carburante entro il 2050 sarà sempre più scarso e costoso. Giusto, ma non sembra essere questo il problema maggiore.
Le emissioni inquinanti? Secondo dati portati ad un seminario di “ecologisti democratici” lo scorso 17 gennaio, l’inquinamento nel nord dell’Italia è dovuto per più di un terzo al traffico motorizzato. Giusto, ma anche questo non sembra essere il problema maggiore.
I tempi di percorrenza del traffico, le code, lo stress al volante? Giusto, solo per fare un esempio, la quarta corsia costruita sull’autostrada Milano-Bergamo ha lascitato inalterato il tempo di percorrenza del tragitto (ma già dai tempi dei romani sia sapeva che aumentando numero e larghezza delle strade gli intasamenti rimanevano invariati). Ma anche questo non sembra essere il problema maggiore.
Il problema maggiore sembra essere il consumo di spazio. Nelle nostre strade circolano (ma circolano?) più di 35 milioni di auto e circa undici milioni di veicoli industriali (dati ACI del 2003: rispettivamente 34 milioni e dieci milioni). Calcolando per difetto una media lunghezza di 4 metri per le auto e una media di 6 metri per i veicoli industriali (comprendendo bus, rimorchi, trattori, ecc.). Otteniamo una lunghezza di più di 200.000 chilometri. Vuol dire che solo gli autoveicoli del nostro paese, messi in fila per cinque (e fermi!) occuperebbero la circonferenza dell’equatore!
Proviamo a metterli in movimento (qui il calcolo è molto più approssimativo, ma sempre e nettamente per difetto): a 50 km/h si dovrebbe tenere una distanza di sicurezza di 25 metri. Nessuno lo fa? Dividiamo per due e mettiamo tra ogni veicolo una distanza di 12 metri. Fanno 540.000 chilometri di spazio necessario da aggiungere ai 200.000 chilometri di cui sopra. In pratica la distanza Terra-Luna andata e ritorno.
Per inciso, la lunghezza di strade e autostrade in Italia (1998) è di 654.000 e rotti (http://it.wikipedia.org/wiki/Trasporti_in_Italia). Non ci stiamo tutti! Lo sapevamo da tempo. Nel 1971 (38 anni fa!) Aurelio Peccei (cofondatore del “Club di Roma”, ma soprattutto uomo Fiat, che tra l’altro costruì la fabbrica Fiat-Concord in Argentina negli anni 50): “prima che lo stadio di saturazione si estenda a tutti i paesi industrializzati, bisogna procedere a profonde modificazioni delle città. L’automobile vive i suoi ultimi anni di gloria in quanto bene personale, proprietà privata, espressione di uno status sociale. Non c’è dubbio che l’automobile individuale, che utilizziamo due o tre ore al giorno, che occupa spazio e inquina le aree geografiche in cui passiamo la parte più importante della nostra vita è un anacronismo. L’automobile deve diventare semplicemente un bene d’uso con le seguenti caratteristiche: massima sicurezza, minimo inquinamento, minimo ingombro. Le formule che sostituiranno l’automobile-proprietà-privata possono essere varie: dagli autobus che circolano su percorsi fissi a microbus ad itinerario variabile. (ecc.).”
Nonostante gli avvertimenti di un grande manager FIAT, l’industria dell’automobile in Italia e all’estero ha continuato a fare il prodotto sbagliato e ad immetterlo in un mercato ormai saturo.
Fin qui ho fornito delle ragioni quantitative. Non meno importanti sono quelle qualitative, delle quali racconterò in un prossimo articolo. Non meno importanti le proposte e i progetti alternativi formulati finora, dei quali parlerò in un articolo successivo.
vm

25/01/2009

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IL FORNO A MICROONDE E' PERICOLOSO?

Da qualche tempo uso per cucinare (o meglio, soprattutto per riscaldare le vivande) anche un forno a microonde. Per anni l'ho evitato perché non ero sicuro riguardo la sua pericolosità. Adesso sono tranquillizzato da numerose ricerche che dicono che se il forno è ben schermato non c'è pericolo.
Ma come si fa a sapere se il forno a microonde è fatto a regola d'arte? Vi suggerisco un metodo artigianale che ho trovato qualche anno fa sulla rivista Newton: si mette un bicchiere d'acqua vicino al forno immergendovi un termometro. Se c'è una dispersione di campo elettromagnetico verso l'esterno, dopo qualche minuto si troverà che la temperatura è significativamente aumentata. E allora? si può usare il forno come fioriera. Forse... ;-))

15/01/2009

Ci sono sinora 1 commenti dei visitatori. Il commento più recente è stato inserito il 2009-01-18 da Vito Blasi.Leggi i commenti Scrivi un commento


Ultimo commento inserito:

Grazie per l'informazione! Se ce la faccio, passo!


Beatrice - 07/05/2009