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Vincenzo Masotti  

Ad multos annos, Coopuf!

AD MULTOS ANNOS COOPUF!

Il prossimo 4 maggio la Coopuf compirà 90 anni.

Nata per “procurare il miglioramento morale e materiale degli associati per mezzo della cooperazione”, negli anni si è sempre piu’ distinta per lo sforzo di animazione politica, culturale e sociale nella città di Varese.

Proprietaria dal 1937 dell’edificio in via de Cristoforis al nr.5 poi ingrandito negli anni 50, dagli anni 70 e 80 Coopuf (Cooperativa di Unione Famigliare) cede in affitto locali e uffici ad associazioni culturali e per la ristorazione che aggiungono importanti attività a quelle direttamente gestite dalla cooperativa stessa. Nomi come Cooperativa 900, Filmstudio 90, Cooperativa Sancho Panza, Zattera Teatro (e molti altri) rappresentano tappe importanti delle iniziative che hanno caratterizzato l’attività volontaristica di tanti soci della Coopuf.

Oggi Coopuf si presenta in veste rinnovata e con nuove iniziative che hanno già ottenuto il gradimento di molti cittadini.

Con uno sforzo economico non indifferente e grazie anche alla passione messa dalla ditta Castedil di Luigi Vanini, la Cantina è completamente ristrutturata e a disposizione delle tante associazioni, gruppi e singoli, tra cui citiamo Alfredo De Bellis di CoopLombardia, che in questi anni ci hanno dato fiducia, energia e sostegno per credere nel progetto di costruire una vera e propria multisala culturale qual’è oggi l’edificio di via de cristoforis 5.

Stiamo andando infatti verso un festoso 90mo anniversario sull’onda delle iniziative di Filmstudio 90, dell’Associazione teatrale “Giorni Dispari”, dell’associazione “El Quixote”, e grazie alle consulenze di Cobas e dei CUB, alle riunioni delle comunità di migranti della Nigeria, Costa d’avorio, Pakistan ed alle associazioni che affittano i locali Coopuf per i propri eventi e grazie anche all’ingresso di fantasiosi nuovi promotori come i gestori del “Twiggy Café” e “l’Associazione Grandangolo”.

Sempre di piu’ la cooperativa di Unione Famigliare apre i propri spazi come una piazza, per connettere, aggregare, accogliere, ricreare tessuto sociale.

Ad multos annos Coopuf!

15-01-2010

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ARRIVA IL 2010. Giovani, andate a zappare la terra!

Come augurio per il prossimo anno vorrei riportare alcuni concetti venuti fuori nella trasmissione "Parla con me" del 27 novembre scorso. Ospite di Serena Dandini e Dario Vergassola, Carlo Petrini fondatore di Slow Food, ma soprattutto fondatore e animatore di "Terra madre" (vedi http://www.terramadre.info/ vedi anche il bellissimo documentario di Ermanno Olmi: "Terra Madre" http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=58066 ).
Nel mondo produciamo cibo per dodici miliardi di viventi, siamo 6,2 miliardi e un miliardo muore. Vuol dire che più della metà del cibo che produciamo viene buttata nella spazzatura. In Italia si buttano 4.000 tonnellate di cibo all'anno, negli Stati Uniti 22.000 tonnellate e così via.
Allora si usa smodatamente la chimica, si usano smodatamente i terreni, si consuma smodatamente la natura per produrre di più, ma senza risultati, perché distruggere suolo, biodiversità, acqua, ecc. vuol dire autodistruggerci.
Cosa fanno i nostri dirigenti mondiali? Secondo il direttore della FAO basterebbero 44 miliardi di dollari all’anno per eliminare la fame del mondo. Lo scorso anno in due mesi la comunità mondiale ha trovato 2.000 (duemila) miliardi di dollari per le banche (per far riprendere l’economia, si dice). Pare esserci un certo squilibrio, vero?
Secondo Carlo Petrini la speranza contro le tre crisi, finanziaria, ambientale ed energetica è legata ad un nuovo paradigma che non sceglie più il consumo fine a sé stesso. Il consumo per il consumo. Il consumo non risolverà le crisi. Ci vuole molta più attenzione all'economia locale e occorre stabilire una nuova dimensione tra produttori e consumatori.
153 paesi, in Terra Madre, sono in rete. Potrebbero cambiare realmente l’economia della terra? L’idea forte è appunto quella di difendere l’agricoltura locale e la distribuzione ravvicinata tra produttore e consumatore. Il vero bisogno è una democrazia PARTECIPATIVA.
Ormai noi cittadini contiamo poco o niente. Andiamo a votare e han già deciso cosa andiamo a votare. I nostri problemi economici dicono che li risolve l’economia globale ad alti livelli. Noi non incidiamo su queste scelte, dobbiamo tornare ad essere protagonisti, nei nostri villaggi, nel rapporto città-campagna, nelle scelte fatte come consumatori, nel "nostro piccolo". La democrazia partecipativa avrebbe una forza enorme.
Conteranno le scelte delle nuove generazioni, ma ci vogliono gratificazioni per i giovani! Si vuole spendere sempre di meno quando già la retribuzione dei contadini è troppo bassa. Come potrebbero diversamente i giovani interessarsi all’agricoltura? La popolazione attiva in campagna ovviamente diminuisce (era il 50 per cento settanta anni fa, ora raggiunge a malapena il tre per cento e la metà ha più di 60 anni). Ma dato che noi non mangiamo computer, ci vuole un riconoscimento del lavoro che produce la materia per vivere. Ci vuole una gratificazione per chi fa il cibo. Oggi la modernità è pagare bene il contadino. O preferiamo spendere di più per le medicine o per le cure dimagranti piuttosto che per il cibo (buono)? La cosa sta già avvenendo.
Ecco, io non so quanto queste ricette di Petrini siano veramente efficaci e risolutive, pero' mi sembrano piene di buon senso... E siccome le grandi equazioni economiche non ci hanno certo reso migliore la vita, perché non provarci con meccanismi alla nostra portata?
GIOVANI! ZAPPARE LA TERRA RAPPRESENTA UN BUON FUTURO PER VOI!, lo ha detto come battuta di spirito Dario Vergassola, battua forse non originale, ma intanto leggetevi l'ultimo libro di Carlo Petrini:
"Terra Madre, come non farsi mangiare dal cibo" Editore Giunti-Slow Food.
Un viaggio che parte dall'esperienza di Terra Madre e delle sue comunità per ragionare attorno ai temi su cui è impegnata l'Associazione Slow Food prospettando una futura centralità della rete di Terra Madre rispetto alle politiche agro-alimentari fallimentari. In allegato al libro c'è un DVD dal titolo "Gente di Terra Madre", un filmato di 25 minuti con le piu' belle immagini di Terra Madre 2008. Costa 12 euro. 10 per i soci Slow Food.  Vincenzo Masotti.

09-01-2010

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L'ODIO IN RETE

Ma come, dirà qualcuno, odio in rete?... Certo che sì, risponde una ricerca del sociologo della comunicazione dell’università di Bologna, Antonio Roversi pubblicata un paio di anni fa e che mi è ripassata tra le mani: L'odio in Rete, siti ultras, nazifascismo online, jihad elettronica (editore: Il Mulino).

La ricerca di Roversi era partita dall'analisi dei siti degli ultras del calcio. E’ consuetudine radicata da anni il dispiegarsi negli stadi di  striscioni razzisti e simboli nazisti. il recente "affaire" Balotelli pare essere una delle cime di tanti iceberg. "Gli ultras italiani – scriveva Roversi - infiltrati da Forza Nuova (un movimento neo nazista) fanno propaganda per costruire una loro comunità. Ma in effetti predicano l'odio contro gli ebrei e la violenza fisica contro il nemico".

In effetti, l’odio che corre sul Web si nutre soprattutto di razzismo e di fanatismo religioso... E una nuova frontiera della violenza passa dalla miriade di siti che inneggiano allo scontro fisico, alla supremazia di una razza sull’altra e all’annientamento del nemico, di qualsiasi nemico si tratti: ultrà della squadra rivale, ebrei o negri, infedeli di un’altra religione o costruttori di minareti... 

Insomma, come per molte cose della nostra vita, a cominciare dal sesso distorto, la rete si è impadronita anche dei nostri sentimenti peggiori, facendosi veicolo di gruppi (o anche di singoli... chi può sapere infatti cosa c’è veramente dietro una pagina dell’Internet non firmata?) che veicolano messaggi inquietanti.

Io guardavo alla rete come ad un formidabile diffusore di cosmopolitismo, di universalismo e ugualitarismo, ma sapevo poco del suo “lato oscuro”. Ora vedo che, superato l’impulso a spegnere il computer di fronte ai linciaggi di "negri" proposti dai siti neonazisti americani, alle volgarità antisemite di certe pagine web italiane, alle canzoni di indottrinamento dei bambini palestinesi, ai resoconti delle azioni punitive delle camicie nere, al turpiloquio rabbioso degli ultras, Antonio Roversi ha scelto di intraprendere un viaggio conoscitivo nei siti web di gruppi ultras, movimenti nazifascisti, gruppi armati mediorientali, associazioni fondamentaliste americane. E salta fuori che i siti di questo tipo sono molto numerosi, hanno un pubblico fedele e presumibilmente ampio, costituito non di semplici curiosi, ma di persone che sull'odio hanno costruito il proprio rapporto col mondo e usano l’Internet per ritrovarsi, scambiarsi informazioni, infiammarsi reciprocamente, creare steccati, alzare barriere, scavare fossati. L'antica ostilità tra gruppi, etnie e culture si ripresenta armata della tecnologia più moderna. Non è più il caso di pensare che l’Internet possa aprire la strada verso un democratico villaggio globale. La rete è uno strumento come tanti altri,  e ormai si può dire che riproduce, e amplifica, un'incomunicabilità tra le galassie sociali in conflitto tra loro che richiederà molto tempo per trasformarsi, come sarebbe lecito sperare, nella capacità di integrare e confrontare serenamente sistemi di valori diversi.

Autore Antonio Roversi, titolo L'odio in Rete, siti ultras, nazifascismo online, jihad elettronica. Editore Il Mulino. 200 pagine, prezzo 12 euro.

 

 

02-12-2009

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DISABILI NEL 1994

Qualcuno ha ri-pubblicato in rete un mio vecchio articolo del 1994. Perché no? lo faccio anch'io, tanto per non far morire questo blog affaticato... E poi il CID funziona ancora. Bene.
IL DISABILE, ABILE DEL FUTURO. Nasce in Ticino un centro di ricerca e sviluppo di prodotti altamente tecnologici per i disabili. (CID)
Esistono ormai per i portatori di handicap (ma dire "disabili" significa dare un significato psicologicamente positivo: tutti siamo disabili in qualche cosa...) una nutrita serie di strumenti tecnologici.  Dal guanto che "parla" per i sordomuti, sostanzialmente uno strumento che invia i segnali dell'alfabeto muto ad un processore che li converte in suoni e parole, al "lettore" per i ciechi, fondato su una tecnologia simile, ai "robot" che aiutano a compiere movimenti, ai "controllori" elettronici di elettrodomestici, alle "smart House", o case intelligenti. Ci sono alcune controindicazioni: da un lato il proliferare indiscriminato di gadget (che avrebbero l'unico pregio di rendere i disabili molto più "uguali" a noi, sommersi come siamo dalla società dei consumi...) dall'altro, peggio, si rischia che, migliorando la tecnologia, scompaia la solidarietà. Lo spiegava bene in un'intervista il senatore giapponese Toshikazu Hori, cieco dall'età di sei anni: "Adesso in Giappone l'handicappato ha per lo più un rapporto con la macchina, prima c'era l'assistente che gli faceva fare il bagno, lo lavava, lo asciugava e lo portava, adesso c'è una macchina che fa tutto. L'assistito si sente trattato come un oggetto, perché i robot vengono fatti per alleggerire la fatica di chi assiste, non per chi viene assistito. Sono gli assistenti a chiedere gli strumenti, e gli aiuti vengono progettati per loro"

Un altro tipo di approccio, più ottimista e futuristico, è quello teorizzato dal professor Marco Somalvico, docente di robotica al Politecnico di Milano e animatore di molte iniziative a favore del mondo dell'handicap: "Tutti, oggi, abili e disabili, hanno bisogno di una protesi informatica - dice Somalvico - Nella società odierna e ancor più in quella futura non c'è più l'uomo nudo, ma un binomio, quello che io chiamo il bipolo uomo-computer, per cui l'uomo vive in simbiosi con il computer. Allora si comprende perché il nostro progetto non è un atto pietistico: handicappato fisico e soggetto normale sono entrambi uguali in un bipolo, e quello che si fa per agevolare l'uno serve anche per facilitare l'altro."
Ma le cose non sono così semplici. Investire in ricerca per individuare e costruire le amplificazioni, i "media computerizzati", per i bipoli come li intende Somalvico, o anche più semplicemente per costruire degli ausilii efficaci e "corretti" (nel senso che siano per e dei disabili e non per e dei loro assistenti...) occorrono grandi quantità di denaro.
E la ricerca, soprattutto la ricerca applicata, è normalmente orientata al mercato, al marketing, alle grandi masse di consumatori, mentre il mondo dell'handicap, si sa, è un piccolo mondo, non di rado un mondo "a parte".

Ecco perché vanno salutate con attenzione e interesse iniziative come quella portata avanti in questi giorni nella Svizzera italiana. E' nato il CID, filiazione della FIPPD. Dietro questi acronimi un po' astrusi si nascondono il Centro Informatica Disabilità e la Fondazione Informatica per la Promozione della Persona Disabile. Mentre quest'ultimo ente è operante ormai da più di un anno (si occupa di informazione, formazione e assistenza in generale) il CID ne rappresenta un po' il braccio "armato", con il compito di lavorare alla progettazione, alla ricerca e allo sviluppo di soluzioni anche su misura per i disabili.
E' già quasi in porto un magnifico prodotto software, frutto di un intenso lavoro multidisciplinare che è stato progettato per far "giocare" (ma in realtà si può fare molto di più) chi non ha mai giocato: persone senza autonomia, senza arti, prive della parola. Si chiama KEVIN, e grazie a una serie di strumenti modulari offre grandi potenzialità anche in funzione educativa (creazione e soluzione dei problemi, costruzione di "realtà virtuali", ecc.) non solo per i disabili.
Il programma prende spunto dalle concezioni costruttiviste che hanno stimolato la creazione di una generazione di giochi famosi (Cubetti, Lego, Meccano, ecc.) e le sviluppa e amplifica approfittando della potenza del computer.
E' nata anche la FST-Ticino, struttura di servizio direttamente collegata alla FST (Fondazione Svizzera per le Teletesi) che si occuperà di assistenza e consulenza personalizzate a minorenni e adulti disabili. Ma mentre la FST-Ticino si regge anche sulle sovvenzioni pubbliche dell'Ufficio Federale Assicurazioni Sociali, attraverso la FST Svizzera, il Centro Informatica Disabilità, come la FIPPD, si reggerà esclusivamente sulle sovvenzioni private.
Per questo i fondatori, tra i quali segnaliamo Patrizia Sasso-Arrigo, Gabriele Scascighini e Rosanna Petrini-Guidicelli, oltre allo sviluppatore  di KEVIN, l'ingegnere informatico Philip Hubert, si rivolgono al pubblico che sa riempire di contenuti la parola solidarietà.(3 marzo 1994).

17-07-2009

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PER RICORDARE AI DISTRATTI

La fiera di Montherbora sta mantenendo le promesse (27 e 28 giugno). Partecipate! Qui molte informazioni. (Qui vuol dire: http://www.montherbora.blogspot.com/)

25-06-2009

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NON DI TUTTO E DI PIU', MA DI MENO E DI MEGLIO

Con un gruppo di volontari e in particolare con la Pro Loco di Montegrino Valtravaglia, ridente (si dice così?) località a nord di Varese, organizziamo una festa di carattere agro-bio-solidale il 27 e 28 giugno (e anche prima). Pubblico qui il programma quasi definitivo che ho scritto proprio ieri.
"MONTHERBORA:
Non di tutto e di più, ma di meno e di meglio.
Una giornata di festa e di conoscenza a Montegrino Valtravaglia.
Per te visitatore curioso che ti fermi volentieri ad ascoltare.
Per te, consumatore, che vuoi alimentarti in modo corretto e salutare.
Per te, cittadino, che sei consapevole della necessità di un uso più ragionevole dell’energia e delle risorse naturali.
Per te, persona, che sei consapevole dell’importanza di una vita più sobria e più felice.
Ecco un occasione di incontro e di confronto: domenica 28 giugno 2009, in un clima di serena convivialità, al LAGHETTO DI MONTEGRINO.
In questi anni, grazie ad una crescente coscienza ecologica, ma anche a seguito della grande crisi economica, c’è più interesse per i principi di economia sostenibile, ambientale e solidale.
Si vuole consumare meno e meglio. Un numero sempre maggiore di aziende, associazioni e istituzioni intraprende un percorso di sostenibilità ambientale e sociale e un numero sempre maggiore di consumatori chiede e sceglie prodotti e servizi che siano di qualità, ma anche ricchi di valori.
Esistono vie alternative al consumismo sfrenato che non sono solo indicate dalle nuove tecnologie, ma anche da un recupero delle tradizioni e degli stili di vita dei nostri antenati. Montherbora ne darà dimostrazione. Ecco il programma:
FIOR di latte.
Cominciamo giovedì 4 giugno con una giornata di visite guidate per le scuole elementari (terza, quarta e quinta, circa 120 scolari) all’azienda agricola “La Perla”, all’azienda florovivaistica “Floricoltura Rabbiosi”, al “vecchio mulino” del Borgo di Riviera e all’azienda agrituristica “Cascina Volpe”. Obiettivo: avvicinare i giovanissimi al grande mondo dell’allevamento e dei prodotti della natura.
PANE E FORMAGGIO.
Continuiamo sabato 20 giugno con una visita guidata (è necessario iscriversi telefonando al numero 340 3604430 ad un’azienda dove si inforna il pane con criteri biologici e ad un’azienda di allevamento di capre dove si crea tra l’altro la formaggella del luinese.
Obiettivo: far apprezzare il paziente e industrioso lavoro che si nasconde dietro il pane e il formaggio, due cibi base della nostra civiltà.
FILM: E IL VENTO FA IL SUO GIRO
Sabato 27 giugno, ore 21 nel teatro Sociale di Montegrino verrà presentato il programma della giornata di Montherbora e verrà proiettato il film di Giorgio Diritti, pluripremiato in festival internazionali: E il vento fa il suo giro (e l’aura fa il suo vir ).
(trama: Chersogno è un paesino sulle Alpi Occitane italiane abitato ormai solo da persone anziane che sopravvivono grazie ad un po' di turismo estivo. Una ventata di novità arriva quando un ex professore francese vi si trasferisce con la famiglia alla ricerca di un modo di vita più vicino alla natura. L'uomo si trasforma in pastore e inizia un'attività casearia. I nuovi arrivati e la loro impresa risvegliano negli abitanti sentimenti contrastanti. L'integrazione è difficile e il rapporto con la “diversità” diventa il cardine della narrazione nella quale affiora la sensazione che, come dice uno dei personaggi: "le cose sono come il vento, prima o poi ritornano.")
e infine la giornata clou:
MONTHERBORA: domenica 28 giugno dalle 9.30 alle 19,00.
Con bancarelle del mercatino biologico e stand di associazioni e gruppi del volontariato.
programma principale:
ore 10,00: partenza delle passeggiate dei bambini con il CAI di Luino e prove di coraggio con la mountain bike.
ore 10,30: chiacchierata sull’energia: “fissione dell’atomo e fissione dei cervelli...”
ore 11,30: chiacchierata sulle “buone pratiche agricole”
ore 12,30: apertura gastronomia, fino alle 15,30 con uso esclusivo di piatti, bicchieri e stoviglie riciclabili o compostabili.
ore 14,30: chiacchierata sui contenuti del cibo industriale.
ore 15,00: giochi per bambini e adulti (tra l’altro: tiro con l’arco, la separazione dei rifiuti, il pronto soccorso, la caccia al tesoro)
ore 15,30: “dire fare abitare”, chiacchierata sulla bioedilizia.
ore 17,00: CONCERTO di chiusura. Musica popolare con il famoso musicista svizzero Pietro Bianchi (e con il chitarrista Giotto Columberg).

20-04-2009

Ci sono sinora 1 commenti dei visitatori. Il commento più recente è stato inserito il 2009-05-07 da Beatrice.Leggi i commenti Scrivi un commento


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6fL9WX Excellent article, I will take note. Many thanks for the story!


gecwOMKVZjX - 08-03-2010